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BREVI CENNI STORICI SULLA VITA

DI S.VALENTINO, PRETE E MARTIRE

 

Nella seconda metà del III secolo d. C., il sacerdote Valentino, trascorreva la sua vita nella Capitale dell'Impero Romano, tutta dedita all'amore verso Dio e verso il prossimo.

La sua carità non conosceva limiti. In ogni povero, in ogni ammalato nel corpo e nell'anima, egli vedeva viva l'immagine di Gesù Crocifisso. A quanti lo avvicinavano tendeva la sua mano generosa; a tutti i bisognosi dava saggiamente consiglio e il suo fraterno sorriso, senza chiedere nulla in cambio, sicuro che quanto più i cristiani si sarebbero stretti ai piedi della Croce, tanto più i pagani avrebbero attinto dalla sua umiltà e carità, la forza e lo slancio per correre verso Dio che apriva loro le grandi ali della misericordia.

I fanciulli accorrevano con gioia presso di lui e ricevevano non solo il sostentamento per il corpo ma soprattutto per il cibo spirituale che li apriva alla vita cristiana. Distribuiva a tutti e in special modo ai poveri e alle vedove indumenti e cibo che andava a raccogliendo tra i cristiani meno bisognosi. Il profumo della sua santità richiamava attorno a Lui nelle oscure catacombe centinaia di persone e si riunivano per celebrare insieme il Santo Sacrificio, dal quale attingevano forza e coraggio per superare l'ingiusta persecuzione dell'Impero Romano. Appena scendeva la notte si inoltrava per i vicoli più abbandonati, quando Lui passava, il male scompariva e tutti lo salutavano pieno di gioia. Entrava nelle taverne per donare ai presenti la Parola di Dio, attraverso gli insegnamenti di Cristo: tutti lo ascoltavano attoniti e ripensando alla propria vita alla luce della Verità, desideravano convertirsi con tutto il cuore. Prima che spuntasse l'alba Valentino ritornava nella sua misera stanza e, stretto al crocifisso, riposava le stanche membra sopra una nuda stuoia. Ma a volte, occupato per il suo apostolato, non riusciva a farvi ritorno. Riusciva a far aprire il cuore anche ai più superbi, perché attratti dalla sua umiltà, dalla sua parola, che scendeva come balsamo sin nelle più intime profondità dei loro cuori, mentre parlava dell'amore vero, quell'amore che non stanca, non nausea, non avvilisce ma eleva a nobiltà l'uomo. Alle folle assetate di verità, parlava dell'unico vero Dio, non freddo e impassibile nei confronti dell'uomo, che si era incarnato tre secoli prima nel seno purissimo della Vergine Maria per opera e virtù dello Spirito Santo e fattosi uomo, lasciandosi crocifiggere sul Golgota. Rivolgendosi alle donne parlava loro della Vergine di Nazareth, madre del Dio fatto uomo e queste stringevano al loro seno i figli invocando la benedizione del Signore. Con le sue parole piene d'amore riusciva a convertire molti cuori, ma c'era ancora chi non credeva e si chiedevano: “Ma chi è quest'uomo?” “Di quale Dio è Sacerdote?”. La fama di Valentino si diffuse in tutta Roma fino ad arrivare alle orecchie dell'imperatore Claudio II. Questo volle conoscere Valentino e gli fece alcune domande sulla sua religione e l'imperatore dopo averlo ascoltato si rammaricò perché un uomo dalla parola così affascinante e di una così vasta cultura non volesse offrire sacrifici al sommo Giove. Valentino questo punto con una parola calma ma alta, disse: “Se tu desiderassi la mia salvezza, o grande principe buono e saggio, metteresti da parte i tuoi falsi idoli e adoreresti il Vero ed Unico Dio, Padre amoroso di tutti gli uomini e Creatore del cielo e della terra e di quando contiene l'universo; e crederesti in Gesù, suo unico Figlio e vero Dio, fatto uomo per mezzo dello Spirito Santo nel seno purissimo della Vergine Maria... Dio è presente in mezzo a noi, Egli ha dato la vita e lo scettro. Egli da forza ai giovani ed ai vecchi, ad uomini e a donne per affrontare con vigore gli atroci martiri nelle campagne, nelle piazze, nelle ampie arene già arrossate da sangue innocente dei Cristiani; e dalle loro bocche non è uscito mai un lamento, mai una parola contro l'imperatore e i carnefici, ma solo desiderio ardente di ricongiungersi al Creatore e una fervente preghiera perché la divina grazia possa illuminare le menti più annebbiate dall'errore e penetrare nei cuori di tutti voi. Ascoltami, o principe, e lo splendore del tuo Regno crescerà; i tuoi nemici saranno dispersi e mangeranno polvere davanti alle tue legioni che marceranno al nome di Cristo; e dopo questa breve vita terrena regnerai in eterno. O principe valoroso, ripudia la tua falsa religione, credi in Dio e tutto ciò che insegna il Vescovo di Roma, chiedi perdono dei tuoi peccati e immergiti nel lavacro battesimale che ti renderà puro come un angelo e degno di ricevere le beatitudini celesti” L'imperatore non rispose, finchè il prefetto Calpurnio esclamò a gran voce: “Ma che cosa va blaterando quest’uomo? Lasceremo la nostra religione, la religione dei nostri avi per abbracciare una miserabile setta ebraica, unicamente per le due ciarle?” L'imperatore non sapendo cosa dire, ordinò che il sacerdote Valentino fosse esaminato con maggiore cura e Calpurnio affidò Valentino al giudice Asterio. Valentino appena entrò nella casa di Asterio s'inginocchiò e alzando le braccia al cielo, esclamò: “O Signore del cielo ,della terra e di tutte le cose, Padre amoroso di tutti gli uomini, che mandasti sulla terra l'Unigenito Tuo Figlio, Gesù: o Creatore increato, fa udire ka tua voce agli abitanti di questa casa, illuminali della tua luce affinché anche loro possano vedere e riconoscerti come il solo Dio, Uno e Trino. E tu, Gesù che sei la vita e la luce vera, rischiara la mente e i loro cuori.” Asterio meravigliato gli chiese chi fosse questo Gesù che è la vera luce. Valentino rispose: “Fratello mio carissimo, Egli è il Figlio di Dio, che assunse la nostra natura umana nel seno della Vergine Maria e per i nostri peccati morì Crocifisso, Egli è la vera luce che illumina ogni uomo..”. Austerio credendo che parlasse di luce materiale esclamò: “Voglio una prova tangibile di quello che tu dici! Dimostrami che il tuo Cristo sia quella luce che rischiara ogni uomo e quel Dio che tu tanto vanti, ho una figlia, che è già promessa sposa di un nobile romano, che l'ama tanto, da circa due anni ha perso la vista. Per questo suo male la famiglia nobile del suo amato non ha più permesso le nozze e i due innamorati ne soffrono.... Rendile la vista, sanale la vista e io crederò al tuo Dio e al suo Figlio, Gesù Cristo”. Valentino rivolse gli occhi al cielo, incrociò le braccia sul petto e cominciò a pregare: “O Dio Padre di Misericordia, tu che offristi tuo figlio per portarci dalle tenebre alla luce, ascolta la mia umile preghiera, Tu che apristi gli occhi al cieco nato e strappasti dalla morte Lazzaro; Tu che sei vera Luce, ridona la vista a questa creatura e fa che la tua grazia risplenda su di lei e sugli abitanti di questa casa”. Così pregò il Santo prete e stendendo le mani sugli occhi della fanciulla invocava la misericordia del Signore. Come svegliatasi da un lungo sonno la fanciulla aprì gli occhi, si girò intorno per ammirare le bellezze che per tanto tempo le erano state negate, si gettò in ginocchio davanti al santo sacerdote e insieme ai genitori ringraziavano Dio. Il giudice Austerio allora supplicò Valentino di parlargli del Suo Dio e dopo pochi giorni Austerio e la sua famiglia furono battezzati. La notizia del miracolo si diffuse e anche il fidanzato della figlia di Austerio e la sua famiglia si fecero battezzare. Dopo poco tempo i due fidanzati poterono realizzare il loro sogno d'amore, diventarono marito e moglie e Valentino stesso benedisse le loro nozze. L'imperatore Claudio, avendo saputo di questa conversione, ordinò che Asterio e gli abitanti di quella casa fossero messi a morte. Calpurnio irritato per quello che era avvenuto ordinò che Valentino fosse rinchiuso in carcere e fosse torturato, condannandolo all'estremo martirio.

 

Il mattimo del 14 Febbraio dell'anno 270 Valentino, con le mani legate dietro la schiena veniva trascinato fuori dal carcere. Valentino camminava sereno e tranquillo con gli occhi rivolti al cielo, intento a pregare. Sulla via Flaminia, gli aguzzini imperiali cominciarono a flagellare il Santo. Quando gli aguzzini si stancarono di torturarlo, offrì il capo alla mannaia, dopo aver elevato al Signore la sua ultima preghiera “Perdona loro Signore, nello tue mani rimetto il mio Spirito”. La folla si allontanò in silenzio mentre il corpo del santo prete giaceva senza vita sopra la nuda terra. La matrona Savinella raccolse le sue spoglie mortali e li seppellì nello stesso luogo del martirio. Qui Papa Giulio I fece costruire una Chiesa e un monastero. La chiesa in seguito ad un invasione barbarica fu distrutta ma successivamente fu riedificata da Papa Teodoro nel 645.

 

Poche reliquie del corpo di S. Valentino vengono custodite nella Basilica Romana di S. Prassede. La più insigne, il braccio destro, è custodita in una preziosa urna d'argento riposta sotto l'altare a Lui dedicato nella Chiesa Madre di San Valentino Torio, dove particolarmente gli innamorati, di cui è Patrono, si recano per pregare e per affidargli il loro amore.

 

 

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